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Atteggiamenti da leader

Atteggiamenti da leader

Tempo fa, Stefano, un mio collaboratore, mi invitò ad accompagnarlo da un cliente, a suo avviso con delle potenzialità incredibili, ma incapace di sfruttare le occasioni. Il cliente era fermo nelle sue paure, non riuscendo a interpretare nel verso giusto qualsiasi cosa gli venisse offerta. Niente che potesse aiutarlo.

Stefano è una persona formidabile, un vero professionista. E se mi diceva queste cose, non avevo motivo di dubitarne.

Abbiamo fissato un appuntamento e siamo andati a prendere un caffè con il cliente. Stefano, come era intuibile, aveva centrato il problema in pieno. Il locale era di circa 200 metri quadri, arredato con molto gusto, con 7 dipendenti, tutti ben formati, sia riguardo al lavoro che al comportamento con la clientelache non è cosa da poco ai tempi di oggi.

Lui sicuramente veniva da una buona scuola. Era una persona affascinante. Le clienti e le sue collaboratrici dovevano adorarlo. A parte il fisico da macho e un’altezza sopra la media, aveva un modo di parlare che incantava ( io stavo per proporgli di lavorare con me). Era perfetto sopra un palco come oratore a conquistare la platea con il suo modo di porsi.

Siamo andati a sederci in un bar all’aperto, mangiando dei toast e sorseggiando premuta di arancia. Lui per tutto il tempo ci raccontò delle storie incredibili accadute nella sua vita, che a confronto James Bond era un pivello.

Era talmente convincente mentre parlava che io e Stefano ci guardavamo spesso negli occhi quasi per trovare conferma tra noi che forse poteva essere tutto vero. Ma ogni volta che cercavo di introdurmi e portare il discorso sul business che avremmo potuto creare insieme, lui riusciva sempre a ritornare sulle sue storie.

Era bravissimo in questo. Per noi era difficilissimo entrare nel filo del discorso. Lui riportava il tutto in un battibaleno sulle sue avventure. Abbiamo passato così quasi tutto il tempo del pranzo, non riuscendo in nessun modo a fermarlo.

A un certo punto riuscii a prendere le redini del discorso e con molta fatica a portare il tema sul lavoro.

Alla fine si arrese. E mi accorsi che il suo era un modo di allontanarsi dalla realtà. Cercava di non pensare ai suoi (immaginari) problemi. Una scarsissima autostima lo portava ad avere una profonda paura del futuro. Riusciva a estraniarsi da tutto con le sue storie fantastiche, che sicuramente contribuivano a renderlo affascinante agli occhi delle sue clienti.

Gli atteggiamenti da evitare

Questo è un atteggiamento molto tipico nell’ambiente: il titolare di un centro benessere è portato a essere un leader nel suo negozio. A essere un attore. Gli piace prendere la scena e creare una sorta di palcoscenico dove poter esprimersi.

Ma c’è un altro personaggio tipico nell’ambiente dei centri benessere. È quello che invece sta sulle sue. Sale su un piedistallo e fa in modo che sia inarrivabile. Poca o niente confidenza con il personale. Atteggiamento da professionista manager con le clienti. E quando parla con i rappresentanti deve necessariamente mettere in risalto la sua superiorità.

Al telefono è difficilissimo raggiungerlo, perché ha addestrato la sua receptionist a dire «il titolare non può rispondere adesso. Provi a chiamare tra un’ora».

Guai a contraddirlo! Nessuno può farlo. Né le clienti, né i rappresentanti, e tanto più i suoi collaboratori, pena l’esclusione immediata dal SUO negozio.

Queste personalità – in maniera diversa, ma entrambe allo scopo di attirare attenzione e ammirazione dei loro interlocutori – non sono altro che una rappresentazione della loro bassa autostima:

  • Il primo, estraneandosi totalmente dalla realtà con storie fantastiche
  • Il secondo, interpretando il ruolo del manager super impegnato e intoccabile

Con il loro comportamento esprimono il loro dolore. Non lasciano nessuno spazio a eventuali soluzioni ai loro problemi, rendendosi incapaci di intravedere qualsiasi sviluppo alla loro crescita. Nella loro mente, la vita gli ha dato questo. E lo devono difendere a spada tratta.

L’atteggiamento giusto

Ma le persone di successo affrontano la realtà con gli occhi e le orecchie spalancate come i radar. Captano immediatamente i segnali di un possibile futuro successo. Ciò non sarebbe possibile rimanendo ancorati alle proprie convinzioni limitanti.

I grandi manager difficilmente si arroccano su un piedistallo (come l’esempio di sopra), ma al contrario sono pieni di entusiasmo, amanti della vita e delle persone. E sono a loro volta riamati dalla gente che li vede come leader, perché sono tra le persone, le prendono per mano e le accompagnano verso il successo, come fa un padre premuroso con il proprio figlio.

Essere leader vuol dire essere una guida, un faro, un punto di riferimento. Ma allora perché ci si comporta cosi? Lo vedremo nei prossimi giorni.

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